Negli ultimi mesi ha fatto infuriari i tassisti di mezzo mondo e si è imposto come un servizio rivoluzionario e comodo per i propri affezionati utenti, nonché un ottimo sistema di guadagno per i suoi collaboratori: parliamo di Uber, famosa azienda di San Francisco la quale, attraverso un’app per smartphone e un sito web, consente di rintracciare autisti privati nelle proprie vicinanze ed essere accompagnati, con pochi euro, in qualsiasi luogo. Il pomo della discordia tra tassisti autorizzati e Uber è quello relativo alla licenza di tassista, pagata fiori di quattrini dagli aventi diritto e non necessaria per entrare a far parte della schiera di autisti di Uber, piattaforma che consente a qualsiasi autista Ncc (noleggio con conducente) di poter svolgere la professione, destinata precedentemente ai soli viaggi d’affari. Successivamente Uber ha introdotto UberPop, estendendo la possibilità di svolgere l’attività anche ai non professionisti, richiedendo semplicemente un’auto di proprietà e una normale licenza di guida. A seguito della nascita di UberPop, i tassisti di diverse città e nazioni, hanno organizzato vari scioperi, sit-in e proteste, che tavolta sono sfociate in atti di violenza ai danni degli autisti di Uber. A seguito di numerose denunce, almeno in Germania e a titolo temporaneo, i tassisti tedeschi hanno portato a termine un’importante vittoria contro il sito americano. Il tribunale di Francoforte, attraverso un’ingiunzione temporanea ancora ribaltabile, ha decretato l’illegalità di UberPop, poiché il sistema viola la normativa che impone a coloro che effettuano il trasporto di passeggeri a pagamento, di dover essere in possesso di una regolare licenza rilasciata dagli enti competenti, nonché di un’apposita assicurazione relativa alla responsabilità civile. Il Tribunale ha stabilito che ogni autista di UberPop che accetterà un passeggero all’interno della nazione tedesca, sarà punibile con una multa di 250.000 euro, mentre Zac de Kievit, il direttore europeo dell’azienda americana, richierebbe, in caso di violazione della sentenza, fino a sei mesi di carcere. Pochi giorni prima della sentenza di Francoforte, Uber aveva incassato la prima parziale sconfitta in terra germanica dal Tribunale di Amburgo, il quale aveva autorizzato gli autisti di UberPop a proseguire il proprio lavoro all’interno della città tedesca, definendolo però ‘probabilmente illegale’ e suscettibile di futuro giudizio sfavorevole. Nel mese di aprile arrivò, invece, la prima batosta europea dal Tribunale di Bruxelles, il quale stabilì una multa di 10.000 euro a carico di ogni autista di Uber per ogni corsa accettata.
Da parte dell’azienda di San Francisco è arrivato un secco comunicato relativo alla sentenza di Francoforte, attraverso il quale la società di trasporto di persone, sostiene di essere intenzionata a proseguire la propria attività all’interno della Germania nonostante il temporaneo divieto e di voler ricorrere in appello alla pesante sentenza di primo grado giunta da parte del Tribunale tedesco.