Lo scandalo prosegue per il gruppo tedesco Volkswagen. Dopo l’accusa dell’agenzia per la protezione ambientale americana, che ha scoperto il bluff della casa di Wolfsburg sui rilievi delle emissioni in fase di test, sono arrivati i primi risultati dell’inchiesta avviata dalla stessa casa. Sono undici milioni le auto Volkswagen truccate in circolazione in tutto il mondo.

Ad annunciarlo è stato l’ormai ex amministratore delegato del gruppo, Martin Winterkorn: “Sono profondamente dispiaciuto di aver tradito la fiducia dei consumatori e faremo tutto il necessario per riparare il danno che la vicenda ha causato. Non tollereremo altre violazioni dei nostri regolamenti interni e della legge”.
Proprio a causa di questo scaldalo Winterkorn ha annunciato le sue dimissioni da amministratore delegato della Volkswagen, precisando però di essere estraneo ai fatti.

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Il software responsabile di aver modificato i dati sulle emissioni in fase di test è in grado di distinguere tra diverse situazioni d’impiego del motore, in particolare tra la fase di test e quella di normale utilizzo su strada. A causa di questo sofisticato software, durante le verifiche, le emissioni sono apparse perfettamente in linea con i parametri. Ma in condizioni di normale guida stradale, i valori sarebbero fino a quaranta volte superiori quelli consentiti.

Intanto il colosso di Wolfsburg rischia una class action mondiale da decine di miliardi di dollari. Una cifra enorme che potrebbe travolgere il gruppo tedesco. Solo nei prossimi mesi, dopo le opportune verifiche anche da parte degli stati europei, si potranno tirare le somme riguardanti risarcimenti e multe.

Ad infiammare le polemiche è intervenuta la notizia sulla liquidazione di Winterkorn: ben 28,6 milioni di euro, a cui andrebbero sommati due anni di retribuzione aggiuntivi. L’ex amministratore delegato non è considerato dall’azienda responsabile dello scandalo. Secondo il board “Winterkorn non era a conoscenza della manipolazione dei dati”.

Nel frattempo emerge lo scandalo di una “truffa nella truffa”. Secondo l’agenzia Reuters, ad aprile la casa di Wolfsburg avrebbe cercato di mettersi al riparo dagli enti di controllo americani chiedendo ai proprietari di auto diesel Volkswagen e Audi residenti in California di recarsi con la propria vettura da un concessionario. La motivazione? Ci sarebbe stato bisogno di installare un nuovo software per ottimizzare le emissioni e “renderle efficienti”.

Lo scandalo della Volkswagen ha travolto la reputazione del made in Germany, considerato sinonimo di qualità e sicurezza.
“Anche altri esportatori tedeschi potrebbero rimanere penalizzati dallo scandalo, visto che finora Volkswagen era considerata un valido esempio della qualità tedesca” spiega Marcel Fratzscher, presidente del Deutsches Institute fur Wirtschaftsforschun, l’Istituto nazionale per la ricerca sull’economia.

Intanto il marchio Volkswagen recupera terreno in borsa. Dopo il crollo dei giorni passati, le dimissioni di Winterkorn hanno portato a un balzo del 9%. Ieri il titolo ha chiuso con un +5% e un recupero di 3,3 miliardi di euro.

Sarebbero due i nomi presi in considerazione dal supervisory board per la sostituzione di Winterkorn: Matthias Mueller, che ha l’appoggio delle famiglie che controllano la Volkswagen, e Herbert Diess, alla guida della divisione Brand del gruppo. Venerdì avrà luogo il primo board per la scelta del nuovo ad.