La Lancia Delta S4 rappresenta una sorta di mito per gli appassionati di motori. Un mito nato e morto nel breve giro di un solo anno e di cui ora si festeggia il trentennale.
La sua leggenda si è strettamente intrecciata con una tragedia, quella che coinvolse Henri Toivonen e Sergio Cresto, pilota e navigatore che trovarono la morte durante il Rally di Corsica del 1986. Era il 2 maggio quando la loro vettura, largamente in testa alla competizione, uscì di strada affrontando una curva non più insidiosa di tante altre. Nell’impatto tra il posteriore della macchina e uno dei muretti che delimitavano la strada, la pompa della benzina e un serbatoio si staccarono dal loro alloggiamento, mandando in fiamme la Delta. La vettura proseguì la sua strada andando a finire tra gli alberi, con Toivonen e Cresto intrappolati al suo interno. Quando arrivò sul posto, Bruno Saby cercò di buttarsi tra le fiamme per cercare di salvarli, fermato a stento da Miki Biasion, arrivato anche lui sul posto appena in tempo per impedire che anche il suo collega morisse tra le fiamme. La gara fu poi proseguita dal resto della comitiva, tranne le auto della Lancia, prontamente ritirate dalla competizione.
La Federazione Internazionale dell’Automobilismo prese spunto proprio da quella tragedia per vietare le vetture di Gruppo B, la stessa tipologia della Lancia Delta S4, un veto iniziato nel 1987 e mai più rimosso. Il tutto mentre gli organizzatori della gara riuscivano incredibilmente a scaricare le responsabilità, affermando che i soccorsi erano arrivati nel breve volgere di un quarto d’ora o poco più. Una dichiarazione al limite dell’incredibile se solo si pensa che sul posto sopraggiunse solo l’elicottero della Lancia su cui sedeva il dottor Bortoletti, al quale non rimase da fare altro che assistere sgomento all’accaduto.

lancia_delta_s4_group_b_large_24876La tragedia di Toivonen e Cresto arrivava del resto ad un solo anno di distanza da quella in cui aveva trovato la morte Attilio Bettega, morto a sua volta sulla 037, rendendo quindi inevitabile la decisione della FIA. Va ricordato che la Lancia Delta S4 era un mostro capace di mettere in strada oltre 650 cavalli, su percorsi che fanno paura alle persone normali che li frequentano ogni giorno pregando di non incappare in un incidente, nonostante la prudenza.
La Lancia Delta S4 era nata solo un anno prima, quando era stata varata la versione stradale, proprio per rendere possibile omologare la Gruppo B. La base di partenza era un telaio a traliccio da 1.8, dotato di turbo e compressore volumetrico, mentre lo schema di trazione integrale prevedeva due possibili ripartizioni della coppia, entrambe caratterizzate dalla prevalenza del retrotreno.
A dare impulso al progetto fu una squadra d’eccezione, formata da Cesare Fiorio e Claudio Lombardi, gli stessi che di lì a poco sarebbero approdati in Ferrari, dando vita ad una stagione che avrebbe portato Alain Prost a sfiorare il titolo della Formula 1. Un progetto sviluppato a Chivasso, ove fu coniato il termine di “laboratorio viaggiante” che divenne il marchio di fabbrica della Lancia Delta S4. La vettura fu sviluppata in pochi mesi confidando sulle doti di Miki Biasion, che la rese una vera e propria stella, capace di strappare i primi due posti al suo debutto avvenuto al RAC del 1985, con Toivonen-Wilson in cima al podio e Alen-Kivimaki al secondo posto. Dodici gare, cinque vittorie: questo lo straordinario ruolino di marcia della Lancia Delta S4 prima del Rally di Corsica che ne avrebbe decretato la fine.